Wolny a Verona

Categoria: Notizie Pubblicato Lunedì, 22 Giugno 2015

Lo scorso giovedì 11 giugno siamo stati ospitati da ANUPSA di Verona presso il Circolo Unificato dell'Esercito a Castelvecchio, per una proiezione del filmato "Wolny" in onore di Julian Demidowicz, reduce del 2° Corpo Polacco. A seguire, la presentazione del Gen. Antonio Scipione.

Maurizio Nowak

PRESENTAZIONE

Gentili Signore, Distinti Signori,
nell'ambito delle attività culturali del Gruppo ANUPSA di Verona, porgiamo il nostro benvenuto al Signor Maurizio Nowak, figlio di militare polacco combattente nel 2° Corpo d'Armata polacco, Presidente dell'Associazione Famiglie dei combattenti polacchi in Italia e promotore della odierna rievocazione.
Un cordialissimo saluto ed un sentito ringraziamento va, parimenti, ai qui presenti reduci Signor Julian Demirovic, già militare del predetto Corpo d'Armato polacco, ed al Signor Averardo Amadio, del Corpo Italiano di Liberazione. Ambedue ultranovantenni, nel periodo considerato, operarono fianco a fianco nell'ambito dei rispettivi Comandi militari per la liberazione dell'Italia.
Le vicende della Nazione polacca nella 2^ GM sono note: mi limiterò a ribadire che lo sfortunato popolo polacco ha affrontato il suo tremendo destino con fierezza, dignità, coraggio e orgoglio.
Il 2° CA polacco è stata una GU complessa di circa 53.000 uomini che, al comando del Generale Wladyslaw Anders, ha partecipato fattivamente alla liberazione dell'Italia nella campagna 1943/45.
Inquadrate nell'8^ Armata britannica, le truppe polacche si sono battute gloriosamente, conquistando, con grande spargimento di sangue, Montecassino e risalendo, poi, tutta la costiera adriatica. Sono stati i primi ad entrare in Bologna.
Le truppe polacche hanno combattuto fianco a fianco anche con quelle del nostro Corpo Italiano di Liberazione: citerò, per tutti, le vicende della Div. f. "Kresowa" che, unitamente al Gruppo di Combattimento "Nembo", operò eroicamente nella battaglia di Filottrano, vittoriosa conclusione di una cruenta operazione bellica che
ha avuto come precedenti la conquista di Castelfidardo e di Osimo.
L'epopea del Corpo d'Armata polacco, come del resto quella del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), sono state accuratamente oscurate dalla propaganda comunista, che ha tentato di attribuire tutti i meriti della liberazione della Penisola italiana alla Resistenza partigiana. Ma, come asseriva il russo Gen. Kutuzov, "il tempo è galantuomo", cosicchè la verità dei fatti è venuta prepotentemente alla ribalta, ristabilendo i meriti di ciascuna parte combattente.
L'oratore è qui per ricordare, giustamente, ciò che i militari polacchi hanno compiuto per la nostra libertà e noi, grati e riconoscenti, tributiamo alle loro gesta, alla loro memoria, ogni doveroso riconoscimento.
Sono antichi i legami di amicizia e di fratellanza che uniscono italiani e polacchi. Ricorderò lo slancio dei seicento italiani che, nel 1863, sull'onda dei risvegli nazionalistici, accorsero in Polonia per portare aiuto ai patrioti che si battevano contro l'invasore russo. Dopo alcuni episodi vittoriosi, essi furono sconfitti dai potenti reparti nemici, ma il loro generoso impulso fu molto apprezzato dal popolo polacco: Francesco Nullo, il capo delle schiere italiane, insignito del grado di Generale, fu riconosciuto eroe nazionale polacco.
Morì a Krzykawka, dove è sepolto. A Varsavia gli fu eretto un monumento che, ancora ai giorni nostri, non manca dell'affetto e del costante omaggio delle Autorità
e della popolazione polacca che lo considerano uno dei loro.
Nella quinta strofa del nostro inno nazionale è riportato come "l'aquila d'Austria le penne ha perdute. Il sangue italiano, il sangue polacco bevè, col cosacco, ma il cor le bruciò". Ed i polacchi, a distanza di quasi un secolo, hanno voluto onorare, ancora una volta con il loro sangue, il loro debito di fratellanza e di affetto al popolo italiano.
Nella dedica esistente nel cimitero militare polacco di Montecassino, viene solennemente affermato che i polacchi "a Dio hanno dato l'anima, al fraterno suolo italiano i corpi, alla Polonia i cuori".
Noi non auspichiamo una nuova guerra per rendere il dono: ci auguriamo, invece,
che questo reciproco sentimento di stima e di affetto possa permanere immutato e
che il popolo italiano ed il popolo polacco, ambedue di antica e consolidata tradizione cristiana, possano continuare a stimarsi, a volersi bene, ad aiutarsi, per conseguire i loro alti ideali di fraternità e di pace, anche nel ricordo e nel nome dell'amato Pontefice Karol Wojtyla, sempre presente nel cuore di tutti i cattolici italiani.

Il Ten. Gen. Capo ed Ispettore
( Scipione Dr. Antonio )