Gli eroi di Montecassino

Categoria: Notizie Pubblicato Domenica, 26 Maggio 2013

E FINALMENTE IL 2° CORPO

DIVENTA PROTAGONISTA

DELLA GRANDE STORIA DIVULGATIVA

 

Il nuovo libro di Luciano Garibaldi, pubblicato nella collana Oscar Storia della Mondadori, racconta le imprese del generale Anders e dei suoi uomini, che furono determinanti per sconfiggere la Germania nazista, mentre la loro patria veniva martoriata dalla Russia comunista. Presentato con successo all’Università Cattolica di Milano.

 

Il 18 maggio 2014 segnerà il settantesimo anniversario della storica battaglia di Montecassino, che determinò la sconfitta della Wehrmacht tedesca, lo sfondamento della Linea Gustav e l’avanzata degli Alleati, senza più ostacoli insormontabili, verso la liberazione di Roma. La Mondadori ha anticipato i tempi pubblicando, nella collana Oscar Storia, il nuovo libro di Luciano Garibaldi «Gli eroi di Montecassino. Storia dei polacchi che liberarono l’Italia» (176 pagine, 11 euro). Un evento importante perché, con questo libro, finalmente il 2° Corpo entra a far parte della grande storia divulgativa di cui l’autore è uno dei più apprezzati esponenti. Numerose infatti le sue opere dedicate alle vicende militari del Novecento, tra le quali «Un secolo di guerre (edizioni White Star), tradotto in otto lingue, tra cui il cinese.

Il volume è stato presentato con successo all’Università Cattolica di Milano, con la partecipazione di Maurizio Nowak, presidente dell’Associazione Famiglie dei Combattenti Polacchi in Italia, del professor Alessandro Duce, ordinario di Storia delle Relazioni internazionali nell’Università di Parma, e del professor Massimo De Leonardis, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Cattolica. Tra le personalità intervenute, il Console di Polonia a Milano Bartosz Skwarczynski, la Vicepresidente dell’Associazione Polacchi a Milano Anna Kluska, la presidente dell’Associazione Polacchi in Italia Johanna Heyman Salvadé, e la dott.ssa Barbara Gluska Trezzani, del Circolo culturale italo-polacco in Lonbardia. Ma l’ospite in assoluto più applaudito è stato l’ingegner Anton Mosiewicz, di 99 anni, superstite della battaglia di Montecassino, che combatté e vinse con il grado di capitano, e che ha rilasciato al giornalista Mirko Molteni una appassionata intervista pubblicata in esclusiva nel libro di Luciano Garibaldi.

Il libro della Mondadori è un’ampia panoramica del coinvolgimento polacco nella Seconda Guerra mondiale e narra, con stile avvincente e divulgativo, com’è tipico dell’autore, anche i dolorosi eventi che precedettero la formazione del 2° Corpo d’armata, che si sarebbe coperto di gloria sul fronte italiano. Qui, l’impresa più memorabile fu la conquista dei resti della storica abbazia, all’interno della quale si erano asserragliati, con le loro micidiali artiglierie, i tedeschi agli ordini del generale Frido von Senger und Etterlin, che, da gennaio a marzo, continuavano a respingere, con gravissime perdite per gli attaccanti, tutti i tentativi di conquistare la vetta e rendevano impossibile per gli Alleati procedere lungo la valle del Liri e la Casilina.

In quella serie di scontri avevano perduto la vita migliaia di inglesi, indiani, neozelandesi, canadesi, marocchini, americani. Finché un giorno il generale Leese, comandante dell’Ottava armata, convocò Anders ponendogli la domanda: «Se la sente di attaccare Montecassino? Ha dieci minuti per decidere». Anders non ebbe esitazioni. Sei giorni prima del fatale e decisivo 18 maggio, ebbero inizio gli assalti dei polacchi. La vittoria fu conseguita al prezzo di quasi mille Caduti, che oggi riposano nel cimitero dove vorrà essere sepolto, nel 1970, anche il generale Anders, morto in esilio a Londra, e dove ogni anno si recava in preghiera il Beato Giovanni Paolo II, primo Papa polacco della storia.

Dopo Montecassino, i polacchi inanellarono una serie di vittorie, tra cui la presa di Ancona, il 18 luglio del ’44, per terminare, dopo la pausa invernale del ’44 lungo la Linea Gotica, con la liberazione di Bologna, il 21 aprile 1945.

Il libro di Garibaldi illustra agli italiani chi era Wladyslaw Anders e come era divenuto comandante dell’armata che si sarebbe ricoperta di gloria in Italia. Nato nel 1892 a Blonie, città sottomessa alla sovranità russa, allievo dell’Accademia Militare di Pietroburgo, partecipò alla Prima Guerra mondiale come ufficiale di cavalleria dell’esercito russo. Dopo la fine degli Zar (1918), la Polonia riconquistò l’indipendenza e Anders si batté contro l’Armata Rossa nel 1920. Sposç Irena, da cui avrà due figli, Jerzy e Anna Maria. Nel 1934 divenne generale e campione di gare equestri. Nel settembre 1939 comandante di una Brigata di cavalleria.

Il 1° settembre ’39 la Polonia è invasa da Hitler e il 19 da Stalin. Anders, gravemente ferito, è fatto prigioniero, rinchiuso alla Lubianka dove lo attendono 20 mesi di soprusi e di torture. Poi, dopo l’Operazione Barbarossa (invasione dell’URSS da parte della Germania il 22 giugno 1941), Stalin stabilisce un accordo con il premier polacco in esilio a Londra (Generale Sikorski) per dare vita ad un esercito polacco formato dai prigionieri in URSS. Sikorski indica come comandante Anders, che partirà con 70 mila soldati e 45 mila civili alla volta della Persia, poi dell’Iraq, dove, nel luglio 1943, sotto la supervisione britannica, si costituisce il 2° Corpo d’armata, destinato a far parte dell’VIII.a Armata britannica, impegnata nella campagna d’Italia.

Come hanno illustrato i relatori durante la presentazione all’Università Cattolica, in un anno di attività belliche, le due Divisioni polacche (Carpatica e Kresowa) e le altre unità ad esse collegate si coprirono di gloria sacrificando seimila vite umane: 4 mila riposano oggi nei quattro cimiteri di guerra polacchi di Montecassino, Bologna, Loreto e Casamassima (Bari); 1500 i dispersi; 500 i deceduti in seguito a ferite di guerra.

Come ha sottolineato Luciano Garibaldi nel suo intervento, la circostanza più dolorosa, per loro, fu rappresentata dai soprusi che la Polonia e la sua gente continuarono a subìre, durante tutta la durata del conflitto e dopo, ad opera dell’Armata Rossa: dal massacro di Katyn (22 mila ufficiali polacchi assassinati col colpo alla nuca), al milione e oltre di deportati morti nei Gulag per freddo e fame, per finire con il rifiuto dei russi di andare in aiuto degli insorti di Varsavia, lasciandoli così sterminare dai tedeschi. Amarezza finale: il tradimento di USA e Gran Bretagna sia durante la conferenza di Teheran, sia durante il summit di Yalta, allorché aderirono passivamente alla volontà di Stalin di annettersi tutte le province orientali della Polonia e di sottomettere il resto del Paese alla propria orbita.

Il che aiuta a capire i numerosi, e anche sanguinosi scontri che si verificarono in Italia, nei mesi dopo la Liberazione, tra i soldati di Anders e formazioni partigiane comuniste, ampiamente descritti da Luciano Garibaldi. Il 2° Corpo polacco fu sciolto nel 1946 e i suoi componenti, con le rispettive famiglie, emigrarono in varie parti del mondo, Pochi avevano accettato di tornare in patria sotto il tallone sovietico e circa tremila rimasero in Italia, dando vita ad una apprezzata comunità italo-polacca. Tra essi, un signore che oggi ha 99 anni ed è uno stimato cittadino di Milano, Anton Mosiewicz.