Festa Internazionale della Storia

Categoria: Notizie Pubblicato Venerdì, 08 Novembre 2013

Discorso dell'Ambasciatore della Repubblica di Polonia presso il Quirinale S.E. Dott. Wojciech Ponikiewski, alla Festa Internazionale della storia a Bologna il 24.10.2013



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Vorrei innanzitutto rivolgere un caloroso saluto a tutti i presenti ed in particolare al prof. Rolando Dondarini che ringrazio molto per avermi invitato a questa importante conferenza dedicata alla memoria del 2 Corpo Polacco. Ho accolto con vero piacere la proposta di intervenire sul tema de “La memoria maltrattata”, perché uno degli obiettivi della mia missione in Italia è proprio quello di contribuire a preservare la memoria del tributo dei soldati polacchi alla liberazione dell’Italia e promuovere la conoscenza della travagliata storia della Polonia.

Non sono uno storico e non mi posso avventurare troppo sulle vicende militari o strategiche e sulla loro importanza per la liberazione dell’Italia. Però mi vorrei soffermare su alcuni aspetti forse meno noti delle vicende del Corpo Polacco ma essenziali per la comprensione della dimensione storica di questa grande unità conosciuta prevalentemente per aver combattuto alcune tra le più importanti battaglie in Italia durante la Seconda Guerra mondiale, in particolare quella di Montecassino che aprì agli Alleati l’avanzata verso Roma.
Il Corpo d’Armata polacco nasce ufficialmente in Irak nel luglio del 1943, ma la sua storia comincia molti anni prima e trae le sue origini dallo scellerato patto secreto Ribbentrop-Molotov, firmato il 23 agosto del 1939 a Mosca, che nell’immediato sancì la divisione del territorio polacco tra tedeschi e sovietici e stabilì le rispettive zone di influenza. La Polonia, ricostituitasi solo nel 1918 dopo più di un secolo di lotte per la libertà contro i suoi confinati, è costretta a subire una ulteriore spartizione. Noi la chiamiamo “la quarta spartizione della Polonia”, dopo le altre tre avvenute nel settecento, quando la Polonia spariva pezzo per pezzo, divorata dalla Russia, dalla Prussia e dall’Austria.
Ma torniamo al fatidico 1939. Il 1 settembre Hitler invade la Polonia dando l’inizio al secondo conflitto mondiale e il 17 settembre le armate dell’Unione Sovietica invadono il Paese da oriente. La Polonia orientale viene di fatto incorporata e trattata come parte integrante dell’Unione Sovietica. Nel periodo che va dal 1939 al 1941 quasi un milione di persone vengono deportate all’interno dell’URSS e rinchiuse dai sovietici nelle prigioni e nei campi di lavoro forzato, i famosi gulag. All’inizio nel mirino del regime finirono i nemici del popolo – gli intellettuali, la borghesia, gli impiegati dello stato – in seguito – per mancanza di manodopera – quasi tutti gli strati sociali, senza alcuna distinzione. La crudeltà del regime sovietico si è manifestata soprattutto con l’eliminazione di oltre 20 mila di ufficiali polacchi, freddati uno ad uno con un colpo alla nuca e seppelliti nelle fosse comuni nelle foreste di Katyń, diventato luogo simbolo di repressioni staliniane.
A seguito dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, iniziata nel giugno del 41 e del conseguente mutamento dell’assetto politico e militare, si denota un certo cambiamento nelle relazioni tra polacchi e sovietici. Il 30 luglio del 1941 il Governo polacco in esilio, formato subito dopo la sconfitta nel 39, prima a Parigi, poi a Londra, e una delegazione sovietica raggiungono a Londra un primo accordo, sostenuto dal Governo britannico a cui segue il 14 agosto un patto militare. Secondo tali accordi, dopo la concessione di un amnistia a favore dei polacchi trattenuti nelle prigioni e nei campi di lavoro forzato sovietici, con gli ex prigionieri verrà formata un’Armata polacca in Unione Sovietica, destinata a partecipare alla comune lotta contro la Germania nazista. Al comando della formazione il Governo polacco designa Gen. Władysław Anders, prigioniero per venti mesi nel carcere speciale della NKVD Lubianka a Mosca.
L’Armata dipende dal Governo polacco a Londra ma è controllata dal punto di vista operativo dai sovietici.
La formazione si costituisce nella regione dell’Oremburg-Volga, con Quartier Generale a Buzuluk. I polacchi - reduci dalle carceri e dei gulag - raggiungono Buzuluk in pessime condizioni fisiche, malati, denutriti, spesso privi di vestiario. Con loro ci sono anche bambini e donne che più tardi vengono arruolate dal Gen. Anders nel Servizio ausiliario femminile.
Nel mese di dicembre del 41 a causa di disumane condizioni climatiche (dormire in tende a 50 gradi sotto zero ha effetti devastanti) viene deciso il trasferimento nelle Repubbliche asiatiche dell’Unione Sovietica dove il clima è più mite.
Tra gennaio e febbraio del 1942 i polacchi vengono trasferiti in Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan con il Quartier Generale a Jangi-Jul tra Samarkanda e Taskent.
A marzo dello stesso scatta operazione di trasferimento dei reparti in Persia e poi in Palestina che dura fino al 4 aprile. 33 mila soldati e 11 mila civili tra cui donne e bambini, deportati in Siberia, vengono evacuati dal Gen. Anders. Seguono altri trasferimenti in Medio Oriente dove le truppe polacche si concentrano sotto il nome di Armata polacca dell’Est ed entrano a far parte delle Forze britanniche.
I polacchi che lasciano l’Unione Sovietica in marzo e in agosto, e in minor quantità in novembre, raggiungono così in totale, tra civili e militari, la cifra di circa 115 mila, con i soldati che si aggirano sulle 70 mila unità.
Solo a luglio del 43 l’Armata assume una nuova organizzazione formando una grande unità tattica e prendendo il nome del 2 Corpo d’Armata polacco. La formazione e’ costituita da due Divisioni di fanteria motorizzate, una Brigata corazzata, un raggruppamento di artiglieria e varie unità di linea per un totale di oltre 50 mila uomini. Con rimanenti forze viene costruita la Base comprensiva di strutture per l’addestramento, le riserve, gli ospedali.
Nell’autunno dello stesso anno viene presa la decisione, di comune accordo tra il governo britannico e polacco, di utilizzare il 2 Corpo sul fronte italiano. A partire dal novembre 1943 i soldati polacchi sbarcano in Puglia. La formazione del Gen. Anders, inquadrata nell’Ottava Armata Britannica, inizia nel 44 il suo ciclo operativo in Italia.
Quando il Gen. Leese, a comando dell’Ottava Armata, propose al Gen. Anders di impiegare i propri reparti nel difficile compito della conquista di Montecassino e di Piedimonte, egli è consapevole delle difficoltà e del costo che l’incarico avrebbe comportato e tuttavia lo accetta perché si rende conto dell’importanza della presa di Montecassino e deli effetti che la battaglia avrebbe avuto per la causa della Polonia.
I soldati di Anders, dopo aver spianato la strada agli alleati verso Roma con la presa di Montecassino, proseguirono sul fronte Adriatico conquistando Ancona ed infine Bologna. Reduce dei durissimi combattimenti sulle linee di resistenza tedesche nei pressi del fiume Senio, il 21 aprile alle 6 del mattino il 9° Battaglione della 3° Divisione Fucilieri dei Carpazi fa il suo ingresso a Bologna, accolto con entusiasmo dalla popolazione. La bandiera biancorossa viene issata sul balcone del Palazzo Municipale e sulla Torre degli Asinelli.
Ma mentre il 2 Corpo portava la libertà nelle Marche e nella terra romagnola, dalla Polonia giungevano le drammatiche notizie della sconfitta dell’Insurrezione di Varsavia, scattata il 1 agosto del 1944, che causò la totale distruzione della capitale. Tuttavia nulla poteva spegnere la speranza di questi ragazzi di ritornare al più presto nella Polonia libera e democratica.
In più occasioni l’accanimento e la determinazione con cui questi soldati affrontavano il nemico sembravano assumere il significato di un riscatto della patria perduta e anche dell’occasione per far conoscere all’opinione pubblica mondiale le proprie condizioni di “armata in esilio”.
In Italia questo esercito perderà circa 17 mila uomini tra morti e feriti, ma sarà fino alla fine sostenuto dalla convinzione di battersi per la libertà dell’Europa intera e perciò anche della sua stessa Patria. Ma purtroppo la politica internazionale priva di scrupoli avrebbe preso altre strade. Le Grandi Potenze segnarono il futuro destino polacco prima a Teheran e poi a Yalta.
Com’è noto i soldati di Anders dovettero aspettare molto, prima di poter riabbracciare la Polonia libera, perché dopo la fine della seconda guerra mondiale il regime sovietico sbarrò loro la strada di ritorno verso la Patria. Questi coraggiosi soldati, che si batterono contro il nazismo dando un grande contributo alla campagna d’Italia, furono cinicamente sacrificati dalle Grandi Potenze e in buona parte costretti ad affrontare la drammatica sorte dell’esilio. Alcuni per ragioni politiche, altri semplicemente perché provenienti dai territori dell’Est non facenti più parte della Polonia. Nel 45 le frontiera orientale viene tracciata praticamente come durante la spartizione della Polonia con Hitler e Stalin.
Su una forza totale di 110 mila effettivi, sono circa 14 mila coloro che alla fine del 1945 scelgono di rimpatriare: si tratta soprattutto di soldati giunti da poco tra le file del 2 Corpo, dunque non necessariamente quelli che hanno vissuto l’esperienza dei gulag sovietici. Molti di loro si fecero arrestare e passarono tanti anni nelle prigioni staliniste con accusa di spionaggio a favore degli americani.
L’attesa per gli esuli di poter tornare a casa fu lunga quasi mezzo secolo, fin quando la caduta del Muro di Berlino non portò alla disfatta del regime sovietico. La Polonia stessa dovette aspettare decenni per poter liberamente celebrare la memoria del Generale Anders e dei suoi soldati con gli onori che merita. Anders che aveva ricevuto la cittadinanza onorario il 6 ottobre 1945 dal sindaco di Bologna, Giuseppe Dozza, e poi anche quella di Ancona, si vede revocare, nel settembre 1946, la cittadinanza polacca dal filosovietico Governo di Varsavia.
La leggenda del Generale, e soprattutto l’idea dell’indipendenza che egli incarnava, fu per anni oggetto di feroci attacchi del regime sovietico. Nei rapporti di NKVD sovietico veniva esaltata l’ipotesi di “un pericoloso complotto che avrebbe portato un esercito polacco in esilio, guidato dal Gen. Anders, ad attraversare la Germania per opporsi al dominio sovietico”. Si trattava di un modo per screditare Anders, alimentare le tensioni e giustificare arresti indiscriminati in Polonia.
Un altro aspetto interessante delle vicende del secondo corpo e forse più sentito proprio in Emilia Romagna fa riferimento al contesto ideologico.
La formazione di Anders fu sempre guardata con sospetto dall’URSS, ma fu bistrattata anche dagli stessi comunisti italiani, a cominciare dalle prime scaramucce delle truppe polacche con i partigiani di estrazione comunista nel corso delle operazioni sull’appenino forlivese, per finire con forti contrasti nel periodo del primo dopoguerra.
Bisogna ricordare che l’Armata di Anders costituiva dal punto di vista del regime comunista e del movimento comunista in generale, un testimone assai scomodo della realtà dei gulag sovietici e non si allineava alla propaganda del paradiso sovietico.
D’altra parte il fallimento delle aspirazioni polacche e la frustrante realtà di assorbimento della Polonia dal sistema sovietico generava inevitabilmente una condizione psicologica che portava alcuni soldati polacchi ad inscenare dimostrazioni di ripulsa nei confronti dei militanti comunisti italiani con violente reazioni contro le bandiere rosse, le immagini di Stalin, le stesse riunioni del partito. La risposta della stampa comunista non si fece attendere, ma si verificarono anche le reazioni violente contro i soldati polacchi che sfociano addirittura in approvazione dall’assemblea del Congresso del PCI di provvedimento di espulsione dall’Italia. Si trattava in definitiva di uno scontro tra due posizioni inconciliabili, da inquadrare nelle tensioni politiche del dopoguerra.
Oggi si percepisce il forte bisogno di fare luce su tutta la vicenda del 2 Corpo. Mancano ancora alcuni tasselli della sua storia che sono custoditi negli archivi sia moscoviti che britannici. Questi ultimi verranno messi a disposizione solo tra una decina di anni. Tuttavia ci sono molti studiosi, tra cui numerosi italiani, che si adoperano per colmare le lacune di questa pagina della storia del nostro passato. In Italia esiste una ricca bibliografia dedicata alle vicende del 2 Corpo.
E proprio la conservazione della memoria del 2 Corpo qui in Italia e l’ultimo punto sul quale voglio soffermarmi.
La mia esperienza italiana mi conferma che gli italiani sono oggi particolarmente attivi nel ricostruire e divulgare le memorie del 2 Corpo a prescindere da ogni altro legame con la Polonia. Il Convegno “Ricordare il 2 Corpo Polacco In Italia” organizzato di recente a Roma dall’Accademia Polacca delle Scienze di Roma e dalla Fondazione Romana Umiastowska ha evidenziato questa tendenza. L’evento si è rivelato un’occasione produttiva e addirittura toccante di riunire studiosi polacchi e italiani accomunati dalla passione per la storia del Corpo Polacco.
Gli italiani che hanno dedicato anni di studi e di ricerche alle vicende del secondo corpo sono tanti. Essi sono la testimonianza che questa pagina della nostra travagliata storia comune continua ad appassionarci ed appare chiara, oggi più che mai, la volontà di tramandarla alle nuove generazioni e di far luce su alcuni dei suoi aspetti. La complessità della vicenda e la molteplicità di interpretazioni a cui essa si presta rendono il lavoro di ricerca difficile e delicato. Tuttavia oggi possiamo essere più obiettivi nelle nostre valutazioni dal momento che siamo liberi da condizionamenti ideologici del passato.
Ma vorrei portare la Vostra attenzione su chi oggi si occupa della storia del 2 Corpo non per professione ma in maniera del tutto amatoriale offrendo il proprio personale contributo alla valorizzazione della microstoria locale che diventa complemento della comprensione della Grande Storia.
L’interesse alle vicende legate alla presenza dei soldati polacchi in Italia spesso è dovuto alla memoria dei padri che conservano e tramandano ai figli i ricordi di quegli anni dolorosi, ma fecondi di amicizia che diventano fonte di incoraggiamento e di ispirazione.
Di pubblicazioni italiane, anche recenti, sull’argomento potrei citarne molte, ma vorrei far notare che l’interesse a coltivare la memoria della permanenza dei soldati polacchi in Italia si manifesta in forme diverse, ma la cosa più significativa è la volontà dei giovani, non necessariamente storici di professione, di scoprire questa, praticamente sconosciuta, la storia locale. Sono stati proprio loro a ritrovare in Puglia, nelle Marche o in Emilia Romagna le tracce della presenza del 2 Corpo. La loro fascinazione si tradurrà in seguito in varie forme di attività. Mossi da un forte impulso interiore si dedicano con passione alla loro ricerca storica e si adoperano in svariati ambiti: c’è chi organizza le mostre, chi raccoglie e pubblica le memorie dei nonni, chi porta la storia del 2 Corpo in teatro, come Andrea Caimmi di Ancona che ad aprile di quest’anno per commemorare l’anniversario della liberazione dell’Italia ha messo in scena e interpretato uno spettacolo teatrale intitolato Korpus Polski che si è aggiudicato il premio Franco Enriquez 2013 per un Teatro di impegno civile.
Si tratta comunque di persone semplicemente appassionate di storia locale che scoprono episodi che vedono i protagonisti i soldati polacchi, e decidono di approfondire le loro ricerche e raccontare tutto attraverso mostre fotografiche, pubblicazioni e convegni.
Singolare è l’esempio del Sig. Luca Vernole di Casamassima il quale si è avvicinato alla storia del 2 Corpo per pura curiosità, cercando di capire il motivo per cui in Puglia ci fosse un cimitero militare polacco, mentre nei testi scolastici non si accenna ad alcuna battaglia che potesse giustificare le sepolture. In realtà a Casamassima esisteva negli anni 43-45 un grande ospedale militare polacco che accoglieva i soldati feriti a Montecassino e in altre battaglie sull’appenino.
Ed è bastato soltanto interpellare gli anziani del paese per scoprire una grande storia fatta di umanità e amicizia. Il Sig. Vernole ha continuato le sue ricerche che hanno portato all’allestimento di una mostra fotografica itinerante, ormai giunta alla sua 6 edizione. Attualmente, in veste di presidente dell’Associazione Baobab, sta lavorando sull’interessante progetto di recupero e di riqualificazione delle due baracche presenti nel territorio di Casamassima, unica testimonianza di quest’ospedale militare polacco, per trasformarle in un museo permanente e contenitore culturale. In questo modo la valorizzazione della microstoria locale diventa il completamento ed il mezzo per la comprensione della Grande Storia. Questo ospedale forniva dei servizi anche alla popolazione locale che a quei tempi disponeva di scarsa assistenza sanitaria. Molti anziani riservano tuttora un caloroso ricordo degli straordinari medici polacchi ai quali spesso devono la vita.
Durante il mio incarico italiano ho avuto decine di occasioni di ascoltare le piccole storie raccontate dagli anziani e dai giovani che a loro volta le hanno udite dai loro padri, testimoni diretti di quel passato, su questi soldati e soldatesse, sui medici che hanno curato i malati civili, sulla loro impressionante organizzazione, non solo militare ma anche culturale.
Perché bisogna sottolineare che ad un certo punto il 2 Corpo polacco divenne di fatto molto di più di una formazione militare. Attorno all’unità militare sensu stricte fu creata una rete organizzativa destinata a svolgere attività di ogni genere: editoriale, didattica, culturale, artistica e persino sportiva. Era una sorta di “Piccola Polonia” in esilio che cercava a tutti i costi di mantenere le nostre tradizioni e soprattutto la speranza del Paese sovrano. Nel dopoguerra l’unità diventa un polo d’attrazione per i polacchi di tutta l’Europa: nell’Italia centrale e meridionale vengono creati campi per i civili e si istituiscono corsi professionali allo scopo di formare specialisti da inserire, una volta in congedo, nel mondo lavorativo. E’ fiorente l’attività editoriale nelle sezioni Editoria e Cultura e Stampa che producono i testi militari, ma anche libri scolastici, saggi, romanzi e raccolte di poesia. Nasce la letteratura del 2 Corpo che assume il carattere della “letteratura in esilio”, espressione dei sentimenti di nostalgia per la patria lontana e specchio del dramma polacco. Uno dei massimi esponenti di questa corrente fu Gustaw Herling-Grudziński – autore di “Un mondo a parte”, libro che contiene la sua testimonianza sui campi di lavoro forzato sovietici e mostra il vero volto del regime, a mio avviso racconto migliore di quelli di Solzhenitsyn. Gustaw Herling-Grudziński ha sposato Lidia Croce, figlia di Benedetto Croce e si stabilì a Napoli dove muore nel 2000. L’anno scorso alla presenza dei tre Capi di Stato: italiano, polacco e tedesco è stata scoperta la lapide per commemorare il grande scrittore polacco.
A conclusione del mio intervento vorrei parlare dell’iniziativa promossa anni fa dall’Ambasciata di Polonia assieme all’Associazione dei Polacchi in Italia di realizzazione del Centro di Informazioni presso il Cimitero di Montecassino, che si pone come obiettivo spiegare ai visitatori le origini, il ruolo e la dimensione storica del 2 Corpo polacco del Gen. Anders. Vorrei sottolineare due fondamentali premesse di questo progetto. Innanzitutto il Centro di Informazioni è dedicato a tutti gli Italiani e stranieri che si recano in visita al Cimitero Polacco di Montecassino. In secondo luogo ha il compito di ricordare, o forse presentare, la storia del 2 Corpo spiegando appunto il contesto storico a cominciare dal patto Ribbentrop-Molotov e per finire con la tragica sorte dei suoi soldati che in parte hanno scelto la via dell’esilio e in parte preso la decisione di tornare in patria, finendo quasi sempre nelle prigioni staliniste. Il Centro dovrebbe diventare una sorta di manuale di storia per gli italiani i quali semplicemente non hanno mai sentito parlare del Gen. Anders. E’ nostra intenzione trasmettere loro un importante messaggio di fratellanza raccontando dei ragazzi che spinti esclusivamente da grandi ideali combatterono a Montecassino mettendo a repentaglio la propria giovane esistenza.
Nonostante le infinite difficoltà, soprattutto di natura burocratica, il nostro progetto si sta concretizzando. Il fatto che l’iniziativa viene sostenuta con i finanziamenti privati ha già di per se una forte valenza morale. Spero vivamente che la raccolta dei fondi destinati a finanziare il Centro possa continuare anche una volta terminati i lavori. Il mio desiderio è quello di dar vita ad un Fondo Perpetuo che abbia come obiettivo principale la conservazione della memoria storica del 2 Corpo polacco in Italia. La Fondazione potrà sostenere anche le iniziative promosse a tale scopo dalle autorità locali.
L’anno prossimo celebreremo il 70° anniversario della battaglia di Montecassino. Ci stiamo adoperando, di concerto con le altre Missioni Diplomatiche dei Paesi partecipanti alla Battaglia, per rendere quest’evento davvero speciale e dargli il massimo risalto attraverso la partecipazione delle più alte cariche dello Stato. In quest’occasione verrà inaugurato il nostro Centro Informazioni.
I visitatori del Cimitero Polacco di Montecassino trovano all’ingresso incisa una scritta che recita: “Per la nostra e la vostra libertà, noi soldati polacchi abbiamo lasciato la nostra anima a Dio, il cuore alla Polonia e il corpo all’Italia”.
Solo chi conosce l’intera storia del 2 Corpo è davvero in grado di coglierne il profondo significato.
Abbiamo deciso di realizzare il Centro Informazioni a Montecassino perché è il luogo simbolo, il suo sacrario è quello più conosciuto e più visitato. Però anche qui a Bologna a San Lazzaro di Savena c’è il cimitero di guerra polacco, il più grande dei 4 cimiteri militari dove riposano le spoglie dei soldati polacchi caduti in Italia durante la seconda guerra mondiale. 1.432 tra di loro sono stati sepolti nel cimitero bolognese. Vi sono tombe dei soldati polacchi che hanno trovato la morte liberando Bologna dalle truppe naziste. Mi sembra che questo luogo non è ancora abbastanza conosciuto dai giovani di questa Citta’ e di tutta la Regione. Dobbiamo fare tutto il possibile per rendere la storia del 2 Corpo più sentita. Sarà il nostro omaggio a tutti quei soldati sepolti in terra italiana.
Approfitto oggi dell’occasione per formulare un sincero ringraziamento a tutti quanti si adoperino per mantenere viva la memoria dell’Armata Polacca del gen. Anders e proseguono la loro ricerca per approfondire i punti ancora poco chiari dell’intera vicenda.

Grazie dell’attenzione."