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IL GENERALE WŁADYSŁAW ANDERS UN ABBOZZO DI RITRATTO

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Jan Władysław Woś

IL GENERALE WŁADYSŁAW ANDERS

UN ABBOZZO DI RITRATTO
(1892-1970)

 

 

 

 

1. Il generale Władysław Anders con la divisa di comandante del II Corpo dell’Armata polacca (ritratto di Tadeusz Styka, olio su tela, Londra, proprietà della moglie).

 

JAN WŁADYSŁAW WOŚ

 

 

 

IL GENERALE WŁADYSŁAW ANDERS

UN ABBOZZO DI RITRATTO

(1892-1970)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Università degli Studi di Trento

Facoltà di Lettere e Filosofia

Centro di Documentazione sulla Storia dell'Europa Orientale

TRENTO 2008

 

 

 

 

 

 

La battaglia di Montecassino fu una delle più grandi combattute in Europa nella seconda guerra mondiale. Ebbe inizio il 15 gennaio 1944 e terminò cinque mesi dopo, il 18 maggio. Essa fu importante perché aprì agli alleati la strada verso Roma, spezzando la resistenza dei tedeschi. Dopo i precedenti tentativi di sfondamento condotti senza successo dalle truppe americane, francesi e inglesi con l’appoggio di corpi neozelandesi e indiani, nel maggio 1944 il comando alleato decise di affidare l'azione al II Corpo d'armata dell'esercito polacco sotto la guida del generale Władysław Anders.. Alle ore 23 dell'11 maggio, sostenuti dalle forze alleate, i corpi polacchi entrarono in azione. Il 18 maggio alle 10.20 la bandiera polacca venne issata sulle rovine del monastero. Vi furono migliaia di morti. Fra essi i polacchi furono circa mille (furono sepolti sul luogo della battaglia)[1] i feriti quasi 3.000 e i dispersi 350.[2] L’importanza del contributo dato dall'esercito polacco, diventato argomento scomodo dopo le conferenze di Teheran e Yalta, è ancora oggi minimizzata se non addirittura intenzionalmente taciuta.[3] In alcuni studi per esempio si parla dello sfondamento della “Linea Gustav” (cioè la linea di difesa tedesca) da parte degli alleati senza nominare la battaglia di Montecassino e il generale Anders.

La battaglia di Montecassino invece non solo aprì agli alleati la strada verso Roma, ma permise loro di concentrare tutte le forze nello sbarco in Normandia, che ebbe inizio neppure tre settimane più tardi (il 6 giugno). Inoltre, la battaglia ebbe per i polacchi un significato particolare, in quanto evidenziò il ruolo del II Corpo nelle attività belliche. La notizia giunta a Varsavia che i polacchi avevano issato la loro bandiera sulle macerie di Montecassino ebbe quindi nel paese occupato dai russi e dai tedeschi un enorme significato morale.

Vorrei qui rievocare la figura del generale Anders protagonista di questa importante vittoria, un personaggio emblematico nella storia della seconda guerra mondiale e della nazione polacca nel XX secolo. Rievocare la sua figura è anche l'occasione per ricordare il ruolo avuto dai polacchi nella battaglia di Montecassino e in generale sul fronte italiano.

 

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Il mio testo è diviso in tre sezioni. Dopo un breve profilo biografico, illustrerò l'attività svolta dal generale Anders per dare un'istruzione ai giovani che facevano parte del II Corpo dell'esercito polacco, e in particolare traccerò un bilancio delle sue iniziative editoriali al servizio della scuola e alla soluzione del problema dei cappellani militari nel II Corpo. Infine mi soffermerò su alcuni aspetti dell'Anders privato. Naturalmente, farò costante anche se implicito riferimento alle memorie del generale,[4] una delle fonti principali per la ricostruzione della sua vita, il cui progetto risale all'immediato dopoguerra, all'epoca di un suo breve soggiorno di vacanza sul lago di Garda, a Sirmione.[5]

Non ho avuto la fortuna di incontrare, anzi neppure di vedere Anders, anche se ve ne sarebbe stata la possibilità. Nel 1967, in occasione della mia prima visita a Londra, avevo un appuntamento in uno dei centri in cui si concentrava la vita degli emigrati polacchi, e quando arrivai il mio conoscente mi disse: "Peccato che non sia venuto qualche minuto prima, c'era il generale Anders per la sua solita partita a carte". In seguito l'opportunità non mi fu più concessa. Pochi giorni più tardi dovetti rientrare in Belgio e quando fui di nuovo a Londra Anders era ormai scomparso. Devo dire che l'idea di trovarmi di fronte e magari conoscere Anders fu allora per me motivo di forte emozione, non del tutto dissolta neppure oggi. Per me il generale non era una persona reale, in carne e ossa, ma un mito, un simbolo, una leggenda: per un polacco come me, che ha assistito, sia pure con occhi infantili, alla catastrofe della guerra e del suo paese, egli era l'uomo che aveva salvato la vita a migliaia di polacchi deportati in Unione Sovietica, era l'ufficiale che aveva guidato il II Corpo nella vittoriosa battaglia di Montecassino contro l'oppressore tedesco, era il patriota che si era rifiutato di trattare con il governo illegale di Varsavia, non essendo la Polonia una nazione libera.

 

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Władysław Anders nacque l'11 agosto 1892 nel villaggio di Błonie presso Krośniewice nell'attuale voivodato di Łódź, nella Polonia centrale.[6] La famiglia tuttavia non era originaria di questa regione e vi si era stabilita solo qualche tempo prima della sua nascita.[7] A Błonie il padre amministrava una tenuta agricola. Dopo aver frequentato le scuole a Varsavia, il giovane Anders seguì in Lettonia il padre, che nel frattempo aveva ricevuto un posto di amministratore nella vasta tenuta agricola a Taurogi del principe Wasilčikov. Nel 1911 a Riga Władysław si iscrisse al politecnico, prendendo parte all'attività della corporazione studentesca "Anconia", custode di valori pattriotici. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu costretto a interrompere gli studi e venne chiamato alle armi come suddito russo (come si sa, all’epoca la Polonia, divisa fra Austria, Prussia e Russia, non esisteva come stato autonomo). Studiò all'accademia militare a San Pietroburgo. Del resto la tradizione militare era molto viva in famiglia, e anche i suoi tre fratelli minori (Karol, Jerzy e Tadeusz) scelsero la stessa carriera.[8] In qualità di ufficiale della cavalleria russa partecipò a diverse battaglie contro i tedeschi, soprattutto nella Prussia orientale, dimostrando già in queste prime prove di possedere abilità, coraggio e viva intelligenza. Per meriti di comando e atti di valore (fu ferito più volte) ricevette diverse decorazioni russe di varie classi, fra le quali l'ordine di San Giorgio, l'ordine di San Vladimiro, l'ordine di Sant'Anna e l'ordine di San Stanislao. Vale la pena di ricordare che nell'esercito russo ben il 7 per cento del corpo degli ufficiali era costituito da polacchi e che la percentuale raddoppiava nella marina e nell'aviazione.

Dal settembre 1917 Anders prestò servizio con diverse funzioni nel risorto esercito polacco. Partecipò alla guerra contro la Russia bolscevica come comandante-colonnello del XV reggimento di cavalleria di Poznań. Dopo la guerra fu inviato a Parigi per proseguire gli studi per altri due anni presso l'accademia superiore militare, studi terminati nel 1923. Durante il colpo di stato del maresciallo Józef Piłsudski (1867-1935), del maggio 1926,[9] Anders, fedele al giuramento militare, si schierò contro Piłsudski, a favore di Stanisław Wojciechowski (1869-1953), legittimo presidente dello stato.[10] Dopo la presa del potere da parte di Piłsudski, capo carismatico dell'esercito, apprezzando le sue doti personali e militari, intervenne in prima persona e il 1° gennaio 1934 lo nominò generale di brigata.[11]

Durante la seconda guerra mondiale Anders combatté contro i tedeschi su diversi fronti e contro l'Armata rossa che aveva invaso le parti orientali della Polonia. Venne di nuovo ferito a più riprese. Il 29 settembre 1939, gravemente colpito, fu fatto prigioniero dai russi e, dopo un breve soggiorno in ospedale, incarcerato per 22 mesi: in un primo momento a Leopoli, poi, dopo lunghi interrogatori e torture, nella famigerata Lubjanka a Mosca.[12] La prigionia tuttavia lo salvò dalla ben peggiore sorte toccata a molti suoi commilitoni, vittime dell'eccidio di Katyń.

Per effetto del patto Sikorski-Majski (siglato il 30 luglio 1941), fu liberato insieme a migliaia di altri polacchi e membri di varie minoranze (ucraini, bielorussi, ebrei) imprigionati nei lager sovietici. Poco dopo, il 22 agosto,[13] con parere favorevole del Cremlino,[14] fu nominato comandante delle forze militari polacche in Unione Sovietica,[15] con il compito di organizzare un esercito nazionale composto dagli ex deportati, nettamente ostili alla Russia sovietica.[16] La cosa non deve stupire. In quel periodo Stalin, oltre a essere impegnato ad arginare l'invasione tedesca,[17] era alle prese con gravi difficoltà politiche sul fronte interno, e così permise che l'organizzazione dell'esercito polacco fosse gestita dagli stessi polacchi. Fu proprio in questa occasione che cominciò a farsi notare l'assenza di numerosi ufficiali, alcuni ben noti, che, come si scoprirà nella primavera del 1943, erano finiti nelle fosse di Katyń.[18]

Il 13 giugno 1942 il consiglio dei ministri polacco deliberò che l'esercito nazionale appena riorganizzato restasse nel territorio dell'Unione Sovietica per combattere a fianco dell'Armata rossa. Anders invece, convinto che la gravissima crisi economica russa e i connessi problemi di approvvigionamento[19] e l'inadeguatezza dell'equipaggiamento dell'esercito polacco avrebbero significato la morte certa per la maggior parte dei suoi soldati, decise, con il consenso di Stalin, di lasciare l'Unione Sovietica.[20] Stalin del resto era ben informato circa i sentimenti antisovietici dei soldati polacchi, sentimenti che ne facevano una forza potenzialmente pericolosa, ed è probabile che fu proprio questa consapevolezza uno dei motivi che lo indussero a lasciarli espatriare.[21] Così, fra il marzo e l'agosto 1942, fra grandi difficoltà, Anders riuscì a evacuare e trasferire in Persia le proprie truppe e circa 40.000 civili, in totale circa 115.000 persone,[22] molte destinate comunque a morire di lì a breve per malattie e per la passata malnutrizione (in novembre il numero dei morti ammontava a circa un quarto dei fuoriusciti).[23]

La decisione di evacuare anche i civili, insieme al personale militare, fu avversata sia dalle autorità sovietiche, sia dalle stesse autorità britanniche, preoccupate per i costi di vettovagliamento di una popolazione così numerosa in una situazione di penuria generalizzata.[24] Vi fu anche una formale richiesta del governo polacco di limitare le operazioni di evacuazione ai soli soldati, ma Anders, persuaso che non vi fosse altra strada per salvare almeno una parte dei profughi, ignorò gli ordini ricevuti, assumendosi la completa responsabilità del proprio gesto.[25]

La sua decisione suscitò comprensibili tensioni con il governo polacco in esilio e in particolare con il suo primo ministro e capo di stato maggiore, il generale Władysław Sikorski (1881-1943), al quale Anders riconosceva indubbie doti personali e politiche, ma che giudicava colpevolmente poco informato sull'Unione Sovietica e i suoi metodi di governo. Lo stesso Anders nelle sue memorie ricorderà come, fin dal suo primo incontro con Sikorski, si fosse manifestata una netta divergenza di vedute circa la politica sovietica e la posizione dell'armata polacca in Russia.[26] Si spiega anche, alla luce di questi contrasti, come Anders, rendendosi conto dell'importanza di mantenere viva la memoria di questa tragica esperienza, fin dal 19 dicembre 1942 facesse inviare a tutti gli ex deportati e prigionieri in Russia[27] un questionario per raccogliere testimonianze sulle atrocità e i crimini compiuti dalle autorità sovietiche nei confronti della popolazione delle zone orientali della Polonia dopo il 17 settembre 1939.[28] Questa divergenza di opinioni con il generale Sikorski non riguardava solo la questione del trasferimento in Iran dell’esercito polacco, ma un problema di portata più ampia: la minaccia che l’Unione Sovietica e l’ideologia comunista rappresentavano per il mondo occidentale, una minaccia di cui i politici e gli intellettuali occidentali sembravano non avere alcuna consapevolezza.

Malgrado l’insubordinazione agli ordini ricevuti non si parlò mai, neppure per un momento, di deferire Anders a un tribunale militare. Era evidente che egli avrebbe avuto l'appoggio incondizionato di tutti coloro che aveva condotto fuori dall'Unione Sovietica, e così Sikorski, prudentemente, evitò un confronto diretto.[29] È interessante notare che lo stesso Anders considerava il maggior successo della sua vita non la campagna militare e la vittoria di Montecassino, ma proprio l'evacuazione dei polacchi dall'Unione Sovietica.[30] A questo proposito vale la pena di ricordare un episodio minore ma significativo. Tra i profughi polacchi che lasciarono la Russia v'era anche un gruppo di circa 4000 ebrei, cui le autorità russe avevano concesso il permesso di espatrio solo tra mille difficoltà, grazie alle pressioni di Anders. Circa 3000 di questi ebrei, soldati inquadrati nei ranghi dell'armata polacca, in seguito disertarono per entrare a far parte dei gruppi sionistici che, nel corso degli anni quaranta, compirono una serie di azioni sovversive contro l'esercito inglese in Palestina,[31] senza che da parte del comando polacco fossero presi provvedimenti.[32] Fra quei soldati vi era anche Menachem Begin (1913-1992), caporale della V Divisione di fanteria, che più tardi sarebbe stato primo ministro dello stato d'Israele (1977-83) e nel 1978 premio Nobel per la pace insieme col presidente egiziano Sadat.[33]

Nel luglio 1943 con le forze presenti in Iran e in Iraq – circa 50.000 uomini – fu formato il II Corpo d'armata dell'esercito polacco e Anders ne fu nominato comandante. Proprio questa è l'unità che, insieme al XIII Corpo britannico e al II Corpo canadese, nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1944 spezzò a Montecassino la resistenza tedesca e aprì la via verso Roma alle forze alleate provenienti da Cassino e da Anzio. In seguito Anders fu nominato comandante del fronte adriatico e in tale veste guidò con le sue truppe le operazioni che portarono alla liberazione di Ancona (metà luglio 1944) e di Bologna (21 aprile 1945).

Alla fine della guerra Anders si trasferì insieme con i suoi soldati in Gran Bretagna, dove ebbe luogo la smobilitazione, e da allora svolse varie mansioni nell'ambito dell'emigrazione. Per il governo inglese era una figura ingombrante e non gli furono risparmiate umiliazioni, come quella di non essere invitato alla sfilata della vittoria che ebbe luogo a Londra alla fine delle attività belliche. Era evidente che la sua presenza, insieme a quella dei rappresentanti dell'esercito polacco, sarebbe stata mal vista dal potente alleato sovietico e Churchill non desiderava creare tensioni fra il governo di Mosca e quello di Londra. In effetti, dopo la rottura dei rapporti diplomatici con il governo polacco da parte di Stalin nel 1943, Anders era diventato un personaggio scomodo, e ancor più lo divenne dopo la conferenza di Yalta, perché continuava a rappresentare una Polonia ormai inesistente, dando voce alle legittime rivendicazioni di una nazione che si sentiva tradita dagli alleati.

Decorato per i meriti acquisiti nella seconda guerra mondiale con le più alte onorificenze polacche e straniere, Anders morì il 12 maggio 1970 per complicazioni cardiache e i postumi delle ferite riportate in battaglia.[34] Per sua espressa volontà, fu sepolto insieme ai suoi soldati nel cimitero militare di Montecassino, con una cerimonia funebre concelebrata da sacerdoti cattolici e ortodossi e pastori evangelici.[35]

 

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In genere, quando si parla del generale Anders, si tende a circoscrivere la sua attività entro l'orizzonte delle operazioni militari in cui fu coinvolto. In realtà egli ebbe sempre una strategia ampia e articolata, e una visione che andava oltre il ruolo di capo militare. Vorrei ora portare l'attenzione proprio su questi aspetti della sua azione non direttamente legati alle vicende belliche.

Fra i polacchi che Anders riuscì a evacuare dall'Unione Sovietica si trovavano numerosi bambini e ragazzi in età scolare, che o non avevano ancora mai frequentato la scuola, o erano stati costretti a interrompere gli studi a causa della guerra e della deportazione in Unione Sovietica, dove erano stati impiegati come forza lavoro. Dal 17 settembre 1939 al giugno 1941 dai territori polacchi occupati dai russi fu deportato nelle zone orientali dell'Unione Sovietica (Siberia, Kazakistan) circa un milione e mezzo di polacchi (le stime purtroppo non sono precise).[36] A questo proposito, ricordiamo che circa il 23 per cento di tutti i polacchi deportati in Unione Sovietica aveva meno di quindici anni.[37] Anders era convinto che questi giovani dovessero ricevere un'adeguata istruzione e che non si potesse permettere che un'intera generazione, già decimata dalla guerra, crescesse più o meno analfabeta. Sarebbe stato un disastro non solo per quei ragazzi ma per la stessa nazione polacca, già colpita dai suoi vicini orientali e occidentali con l'eliminazione di larga parte della sua intellighenzia.[38]

Per questo motivo, grazie all'interessamento di Anders, furono create, al seguito dell'esercito polacco, apposite scuole che consentirono ai giovani interessati di intraprendere o riprendere gli studi già prima della fine delle attività belliche. Si trattava di scuole di vario ordine e grado, dalle elementari alle medie superiori, con corsi accelerati di preparazione agli esami di maturità. In seguito i diplomati che uscivano da queste scuole potevano iscriversi all'università, al politecnico e alle accademie mediche, nelle sedi più disparate, secondo il corso degli avvenimenti bellici e la disponibilità degli istituti.[39] Alcuni, intenzionati a diventare sacerdoti, entrarono anche in seminari ecclesiastici, per poi perfezionare altrove la propria preparazione. Nell'università di San Giuseppe di Beirut, ad esempio, furono accolti diversi seminaristi polacchi, fra i quali un giovane di Leopoli, Władyław Rubin (1917-1990), futuro segretario del sinodo dei vescovi, cardinale e prefetto della Congregazione per le Chiese orientali.[40]

Trattandosi di una forma di distaccamento militare per motivi di studio, i ragazzi erano tenuti a frequentare la scuola in divisa.[41] Le lezioni si svolgevano spesso in condizioni molto disagiate: per esempio non era raro che mancassero banchi e tavoli e gli insegnanti dovevano adattarsi. Erano scuole del tutto particolari: nell’indisponibilità di quaderni e carta, capitava a volte che i bambini fossero fatti esercitare scrivendo sulla sabbia e sul terreno. Anders seguiva personalmente l'attività didattica, convinto della sua vitale importanza: visitava le scuole, incontrava ragazzi e insegnanti, e si adoperò affinché, malgrado le grandi difficoltà, le scuole organizzate dal comando dell'esercito disponessero di manuali, dispense e libri in lingua polacca.

Tutto ciò fu possibile grazie al fatto che fin dal 1942 era operativo presso il II Corpo un servizio editoriale, più tardi ridenominato 476a Sezione Editoriale, che, nei quattro anni che vanno dall'8 maggio 1942 al 7 maggio 1946, provvide a stampare 239 opere didattiche di vario livello e 12 carte geografiche.[42] Il primo volume pubblicato, un abbecedario di Marian Falski (1881-1974), vide la luce a Gerusalemme nel febbraio 1943,[43] con una tiratura iniziale di 3988 esemplari e due successive ristampe, apparse a Bari nel 1945, sempre a cura della Sezione Editoriale. Oltre a diversi manuali di storia,[44] geografia, letteratura polacca, grammatica latina,[45] matematica, chimica, botanica, biologia e religione, furono stampate antologie della letteratura polacca e latina e diversi dizionari. Furono inoltre editi vari manuali per le scuole professionali, tra cui alcuni davvero singolari (uno per esempio, destinato agli istituti tecnici agrari, riguardava l'allevamento delle galline).[46]

Nel II Corpo vennero pubblicate anche molte riviste, che ebbero vita più o meno lunga. Fra esse si distingue "Orzeł Biały" (L'aquila bianca), un settimanale di informazione politico-culturale sopravvissuto per ben 60 anni, cui collaborò fra gli altri l'illustre scrittore, noto anche in Italia, Gustaw Herling Grudziński (1919-2000), reduce della battaglia di Montecassino, esule a Napoli e cognato di Benedetto Croce. Il primo numero della rivista fu stampato ancora nel territorio dell'Unione Sovietica, a Buzuluk, il 7 dicembre 1941; in seguito il periodico fu pubblicato in Persia, Iraq, Palestina, Italia e infine a Londra, affermandosi col tempo come il simbolo della continuità culturale e ideologica dell'emigrazione polacca. La decisione di chiudere la testata è storia recente, e risale al 2001.

In generale aveva con le sue truppe relazioni eccellenti. Si interessava alla vita quotidiana dei suoi subordinati, non solo degli ufficiali ma anche dei soldati semplici. Sua moglie afferma anzi che egli si trovava veramente bene soltanto fra militari. Tutti gli ex soldati del II Corpo con i quali ho parlato si sono espressi su di lui con entusiasmo e autentica ammirazione, sottolineando tra l’altro la sua attenzione per i loro bisogni spirituali, indipendentemente dalla confessione praticata. In effetti nel II Corpo fu mantenuta viva la bella tradizione dell'esercito polacco di dare assistenza religiosa non solo ai soldati cattolici ma anche ai protestanti, agli ortodossi, agli uniati e agli ebrei. Anche di questo aspetto il generale Anders si occupava personalmente, e per strano che possa sembrare, il problema maggiore riguardava l'assistenza religiosa ai cattolici.

Infatti nel II Corpo, soprattutto dopo Montecassino, si era fatta acutamente sentire la mancanza di cappellani militari. Molti di loro erano morti in seguito alle malattie e agli stenti patiti nei lager sovietici, altri durante le operazioni militari in Medio Oriente e la campagna italiana. D'altra parte, pochi erano allora i sacerdoti polacchi a Roma in grado di sopportare la durezza della vita militare, mentre ai giovani che studiavano nelle università pontificie o lavoravano nelle case generalizie le autorità degli ordini, interessate piuttosto alle sorti della propria famiglia religiosa, non permettevano di entrare nelle file dell'esercito. Erano per esempio contrari padre Emilio Rossi, carmelitano, segretario della Congregazione Concistoriale, padre Anselm Gądek, anch'egli carmelitano, che lavorava allora nella Pontificia Commissione per i Profughi dalla Polonia, e il cardinale Giuseppe Pizzardo, prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari.[47] Vi era in Curia una comprensione inadeguata della situazione al fronte. Il problema, fatto presente dal generale Anders, fu risolto grazie all'intervento dell'arcivescovo Filippo Cortesi, nunzio apostolico presso il governo polacco, che all'epoca soggiornava a Roma. Il nunzio, richiamandosi alle decisioni del concordato del 1925 stipulato tra la Polonia e la Santa Sede, ottenne dalle autorità degli ordini religiosi il consenso a inviare nell'esercito polacco un certo numero di giovani sacerdoti. Così il vescovo di campo Józef Gawlina[48] poté in breve tempo stilare una lista di futuri cappellani, i quali ricevettero l'ordine di presentarsi alle unità militari di destinazione (entrare nell'esercito non fu quindi una libera scelta ma un'imposizione; si cercò però di non causare interruzioni negli studi).[49] Il 18 agosto 1944 furono nominati cappellani militari nel II Corpo d'armata alcuni padri francescani, fra i quali Flawian Słomiński (1917-1987)[50], che a differenza di altri confratelli ricevette l'ordine di presentarsi immediatamente al comando militare, nonostante non avesse ancora completato i suoi studi.

 

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Vorrei ora rievocare alcuni aspetti della personalità di Anders uomo privato, fondandomi per questo ritratto su notizie e ricordi di chi lo ha conosciuto da vicino: ex soldati che ho avuto occasione di incontrare, tutti orgogliosi di aver avuto un capo carismatico così straordinario, e soprattutto la vedova Renata Bogdańska, che nel dicembre 2002 mi ha concesso un colloquio nella sua abitazione londinese. Durante l'incontro, che è durato più di due ore, ho avuto la possibilità di raccogliere informazioni di prima mano sulla vita del generale, le sue abitudini, le sue passioni, le sue letture.

A quanto risulta da queste testimonianze, di Anders colpivano fin dal primo impatto l’aspetto curato e prestante e lo sguardo molto vivo.[51] In effetti egli fu un appassionato sportivo, che continuò a mantenersi in forma facendo attività fisica per tutta la vita, anche dopo essersi stabilito a Londra: giocava a tennis, sciava e soprattutto andava a cavallo, suo sport preferito nel quale dimostrò fin da ragazzo un talento non comune. Da giovane, all'inizio della carriera militare, praticò anche il ciclismo, ma a partire dal 1924 dovette rinunciarvi in quanto attività non consona al grado raggiunto nell'esercito. Sempre viva invece si mantenne la sua passione per l'equitazione. Già nel maggio 1926 l'allora colonnello Anders guidò la squadra polacca in un concorso ippico internazionale a Nizza, portandola alla conquista della Coppa delle Nazioni. Egli stesso, montando un cavallo di nome "Morimus", si classificò primo in una delle tre gare individuali vinte dai polacchi. Con il premio della vittoria acquistò un'automobile con la quale fece un trionfale ritorno a Varsavia. Varie persone, fra cui il generale Zygmunt Szyszko-Bohusz (1893-1982), lo hanno ricordato non solo come abilissimo cavallerizzo ma anche come eccellente maestro di equitazione, capace di trasmettere ai suoi allievi, oltre alla propria esperienza, anche la passione per questo sport, allora molto amato in Polonia.[52]

Anders era di confessione evangelica, e la sua prima moglie Irena Maria Jordan-Krąkowska (†1981), per sposarlo, dopo aver divorziato dal primo marito Jarosław Pruszyński,[53] rinunciò al cattolicesimo. Ebbero due figli, Hanna[54] e Jerzy,[55] ma dopo la guerra il matrimonio entrò in crisi e naufragò. Curiosamente, dopo il divorzio, Anders si convertì a sua volta al cattolicesimo, risposandosi a Londra nel 1948 con una cantante che aveva fatto parte del II Corpo, Irena Renata Bogdańska (*1920), figlia di un sacerdote greco-cattolico dell'arcidiocesi di Leopoli.[56] Da questo nuovo matrimonio naque un'altra figlia, Anna Maria. Un ruolo notevole nella conversione di Anders lo ebbe il sacerdote Włodzimierz Cieński (1897-1983), vicario generale del II Corpo dell'esercito polacco,[57] che in seguito si fece trappista: alla pronuncia dei voti solenni, che avvenne in Francia nel 1960, fra gli amici presenti vi era anche il generale con il suo aiutante di campo Eugeniusz Lubomirski.[58] Dopo la conversione, Anders osservò con molto scrupolo le prescrizioni della Chiesa, frequentando con regolarità le funzioni domenicali e i sacramenti. Durante la Quaresima cercava di limitarsi nel fumo, cosa che era per lui un sacrificio notevole.

È stato detto che la conversione al cattolicesimo di Anders fu dettata da motivi di opportunità, essendo la stragrande maggioranza dei suoi soldati appunto di religione cattolica. In realtà, chi gli fu vicino conferma che si trattò di una conversione sincera, basata su convincimenti profondi e frutto di matura riflessione. È dunque probabile che queste accuse di opportunismo altro non siano che un'espressione di malevolenza da parte dei non pochi nemici e avversari di Anders, che in questo modo intendevano screditarlo anche dal punto di vista morale.

La personalità di Anders presentava anche alcuni tratti singolari: per esempio, aveva una curiosa avversione per gli storpi, gli strabici e le persone con i capelli rossi, al punto che la sua stessa seconda moglie, che aveva appunto i capelli rossi, dovette tingerli di un altro colore. A tavola era molto sobrio e controllato e non aveva speciali predilezioni in fatto di cibi. Esigeva però che la mattina alle otto la moglie, e solo la moglie nonostante disponesse di servitù, gli portasse a letto una tazza di caffè con una tartina: un rito al quale non volle mai rinunciare. Buon giocatore di bridge e amante del ballo, era maestro nel raccontare barzellette e produrre giochi di parole, soprattutto in russo.

Aveva un’ottima conoscenza del russo,[59] del francese[60] e del tedesco, mentre ebbe sempre problemi con l'inglese: lo leggeva senza difficoltà ma non lo parlò mai con disinvoltura. Per esempio, durante un famoso processo per diffamazione, tenutosi davanti al tribunale di Londra nel 1960, dovette avvalersi a tratti dell'assistenza di un interprete.[61] In generale, comunque, fu oratore eccellente, capace di esprimersi con un eloquio chiaro, incisivo ed essenziale. Quando parlava ai soldati, non importa se fossero 20, 100, 1000 o 5000, tutti avevano la sensazione che si rivolgesse direttamente a ognuno di loro.

Anders leggeva molto, in diverse lingue, soprattutto testi di storia militare, ma anche romanzi e altre opere letterarie. Non stupisce che il suo scrittore preferito fosse Henryk Sienkiewicz (1846-1916), noto all'estero soprattutto come autore di Quo vadis?: i suoi romanzi, infatti, e in particolare quelli incentrati sul cosiddetto "diluvio svedese" della metà del Seicento, sono pieni di descrizioni di eventi militari. Anders seguiva con grande interesse anche l’attività delle case editrici polacche a Londra e a Parigi, concentrando la sua attenzione sulle opere più discusse o considerate importanti. Non era prevenuto verso le nuove correnti né verso autori eterodossi ma di talento come l’allora giovane Marek Hłasko (1934-1969), scrittore dal linguaggio duro e a tvolte brutale.[62] Sempre aperto al confronto con le opinioni altrui, talora era disposto ad accogliere osservazioni critiche dei propri interlocutori e rivedere in base ad esse i propri giudizi. Nessuno però riuscì mai a convincerlo del valore letterario delle opere di Witold Gombrowicz (1904-1969), un autore molto letto e seguito in seno all'emigrazione fin dal 1939.[63] Ricercava la compagnia di scrittori e poeti, con cui amava discutere e divertirsi. Per esempio, non era raro vederlo al centro culturale londinese "Ognisko" in compagnia del poeta Kazimierz Wierzyński (1894-1969), uno dei suoi preferiti.[64] Si teneva anche costantemente informato attraverso la lettura della stampa quotidiana e settimanale polacca, interessandosi soprattutto ai temi più controversi o di più immediata attualità.[65]

Come fu lettore colto e appassionato, così Anders ebbe vivissimo interesse per il teatro, partecipando tra l’altro agli spettacoli allestiti dal gruppo teatrale costituitosi in seno al II Corpo per iniziativa di alcuni attori professionisti che erano stati arruolati nell'esercito polacco. Già a Teheran, e poi negli altri luoghi di permanenza del travagliato itinerario del II Corpo, la compagnia riscosse grandi successi, guadagnandosi una certa popolarità anche fuori della cerchia dei soldati polacchi. Molto apprezzati erano in particolare gli spettacoli musicali. Tra l’altro, fu proprio uno di questi spettacoli a propiziare l’incontro tra Anders e la sua futura seconda moglie, la giovanissima cantante Renata Bogdańska, sposata nel 1948. Il matrimonio non mancò di suscitare il disappunto di una parte dei suoi ex soldati, schierati dalla della prima moglie, ma anche in questo si deve vedere un segno della popolarità del generale.

Renata aveva conosciuto Anders nel 1943 a soli 19 anni, mentre si trovava ancora in Russia, a Tockoje, dove l'esercito polacco si era ricostituito. In seguito Anders l’aveva rivista più volte a teatro, ma per lei egli era solo un anziano signore calvo e del tutto indifferente. Solo molti mesi più tardi, a Bagdad dove si trovava il II Corpo d'armata, essi si conobbero di persona, a una cena data in occasione di uno spettacolo, cui la segretaria di Anders aveva invitato anche Renata. A quanto ricordala stessa Renata, egli le dava del tu, mentre lei lo chiamava generale, secondo un'abitudine che continuò ancora a lungo.

Fra le varie particolarità di Anders sottolineate da coloro che ebbero con lui rapporti più o meno stretti, vorrei menzionarne ancora due: la prima che egli, persino in battaglia, rifiutava di indossare l'elmetto, cosa da alcuni considerata un'imprudenza, da altri un segno di coraggio o di sfida; la seconda, la sua capacità di creare, grazie al suo carattere aperto e al suo fascino personale, un clima di produttiva collaborazione con tutti e in tutte le situazioni, anche le più delicate e potenzialmente conflittuali. Dote tanto più apprezzabile, quest’ultima, in quanto egli, militare di carriera, era abituato a esercitare il comando e ad assumersi in prima persona la responsabilità di ogni decisione. Di questa duttilità, fatta di socievolezza mondana e ricerca del dialogo, ma anche aliena da ogni facile compromesso, si ebbe una chiara dimostrazione dopo il 1954, quando egli entrò a far parte del Consiglio dei Tre, il più elevato organo di rappresentanza dell'emigrazione con funzioni pari a quelle del capo dello stato.[66] Qui il "generale" Anders, l'uomo che all'epoca dell'evacuazione dall'Unione Sovietica aveva osato disobbedire agli ordini ricevuti per rispetto dei propri convincimenti, diede prova di una insospettabile disponibilità alla collaborazione, lavorando a stretto contatto e senza dissidi con il generale Tadeusz Bór-Komorowski (1895-1966) e l'ambasciatore Edward Raczyński (1891-1993).[67] In effetti Anders, pur rappresentando agli occhi di molti la reale guida del Consiglio, non assunse mai una posizione egemonica, mirando piuttosto a una gestione condivisa del potere, così da disinnescare alla radice ogni potenziale causa di conflitto.

Come ho già accennato, alla fine della guerra Anders si trasferì a Londra, dove s'impose come una delle principali figure dell'emigrazione polacca. Non a caso il governo della Polonia popolare ne fece il nemico numero uno della nazione e tentò con ogni mezzo di screditarlo presso l'opinione pubblica internazionale, presentandolo come affiliato ai circoli più reazionari dell'emigrazione. Del resto fin dal 26 settembre 1946, quasi si trattasse di un pericoloso criminale politico, un decreto del consiglio dei ministri privò Anders, insieme con altri 75 generali e alti ufficiali, della cittadinanza polacca, che gli sarebbe stata restituita solo post mortem, nel 1989. Il fatto è che per Anders la guerra non si era conclusa l'8 maggio 1945 con la capitolazione della Germania, ma andava continuata, sia pure con altri mezzi e in altri teatri.[68] Egli stesso aveva preferito l'esilio all'estero per sfuggire alla necessità di compromessi ideologici con il regime comunista e per poter meglio combattere la propria battaglia per una Polonia libera in cui tornare libero. L'ostilità del governo polacco nei suoi confronti non si arrestò neppure di fronte alla morte: quando nel 1987 il generale Jaruzelski, in visita di stato, si recò al cimitero militare di Montecassino, non si fece scrupolo di evitare apertamente la sua tomba.

Nella memoria collettiva Anders resta il coraggioso comandante che guidò la vittoriosa battaglia di Montecassino e che dopo la guerra si distinse come uno dei principali capi politici dell'emigrazione polacca. In questa veste egli è anche entrato nella leggenda nazionale,[69] a prescindere dalla valutazione che oggi diamo del reale significato militare e strategico di questo evento bellico.[70] Tuttavia per molti polacchi Anders continua a essere l'uomo che riuscì a salvare migliaia di connazionali dall'inferno dei lager sovietici e li aiutò a inserirsi nelle società dei paesi occidentali dopo il terremoto della seconda guerra mondiale, nonostante l'opposizione sia del governo polacco che di quello inglese: un patriota sinceramente preoccupato delle sorti della propria nazione ma anche del destino individuale di tanti singoli uomini.

 



[1]* Testo ampliato di una conferenza tenuta in varie sedi: il 22 maggio 2004 nell’Aula Pacis dell’Università degli Studi di Cassino durante il simposio internazionale in occasione del 60° anniversario della battaglia di Montecassino; il 27 ottobre 2007 nell’Aula Giorgio Prodi dell’Università degli Studi di Bologna durante un convegno dedicato al generale Anders nell’«Anno del generale Anders 2007» proclamato dal senato della Repubblica Polacca.; il 27 febbraio 2008 nell’Istituto di cultura polacca a Roma.

Il luogo del cimitero fu scelto già due giorni dopo la battaglia da una commissione composta da alcuni ufficiali, da rappresentanti dell'abbazia, dal vicario generale del II Corpo dell'esercito polacco Włodzimierz Cieński e dall'ingegnere Wacław Jerzy Hryniewicz, che in seguito approntò il progetto del cimitero e ne sorvegliò la realizzazione. Il terreno del cimitero apparteneva per il 90 per cento al monastero benedettino e per il restante 10 per cento a privati, gli stessi che avevano venduto l'area. Il 29 luglio 1946 l'autorità dell'abbazia cedettero in perpetuo l'uso del terreno ai polacchi. Il generale Anderes fu uno dei firmatari del documento di cessione, cfr. J. Bielatowicz, Laur Kapitolu i wianek ruty. Na polach bitew Drugiego Korpusu, Londyn [s. d.], pp. 68-69.

[2] Precisamente 924; altri 2930 furono feriti e 345 risultarono dispersi. Cfr. Bielatowicz, Laur Kapitolu i wianek ruty, p. 60. Durante 15 mesi di attività bellica il II Corpo perse il 25 per cento degli uomini. Ibidem, p. 61.

[3] Per es. N. Ajello, Sessant'anni fa gli alleati distruggevano l'abbazia di Montecassino. Quelle bombe poco intelligenti, "La Repubblica", 9 gennaio 2004, p. 45. Tuttavia, anche di recente,  l'importanza dell'evento e il peso del contributo polacco sono stati messi in evidenza, si veda per es. D. Beauvois, La Pologne. Histoire, société, culture, Paris, 2004, p. 382.

[4] W. Anders, Un'armata in esilio (“Collana di memorie, diari e documenti”, XIII), Bologna - Rocca San Casciano 1950, pp. XII, 402. Alla prima edizione della versione originale polacca,  apparsa nel gennaio 1949, seguirono poi altre edizioni, cfr. per es. W. Anders, Bez ostatniego rozdziału. Wspomnienia z lat 1939-1946, Londyn 19816. Oltre alla traduzione italiana, ne esistono anche le edizioni inglese, francese, spagnola, olandese, lettone, giapponese, coreana e cinese. Cfr. ibidem, p. VII. Il 6 aprile 1975 il libro di Anders fu premiato da Radio Europa Libera di Monaco di Baviera come una delle migliori opere pubblicate all'estero dopo il 1945. Cfr. M. Fik, Kultura polska po Jałcie. Kronika lat 1944-1981, Londyn 1989, p. 559. Oltre che delle memorie Anders è autore anche di una monografia sulla sconfitta di Hitler in Russia, cfr. W. Anders, Klęska Hitlera w Rosji 1941-1945, Londyn 1952. Su Anders in generale vedi anche Z. Stahl, Generał Anders i 2 Korpus, Londyn 1985; J. L. Englert, K. Barbarski, Generł Anders, London 1990; K. Szmagiel, Generał Anders i jego żołnierze, Warszawa 1993 e H. Samer, General Anders and the Soldiers of the Second Polish Corps, Cathedral City 1997. Sulla battaglia di Montecassino in particolare Ch. Connel, Monte Cassino the Historic Battle, Foreword by General W. Anders, London 1963.

[5] Cfr.Anders, Un'armata in esilio, pp. 385-86.

[6] Nell'elaborazione del presente profilo biografico mi è stato molto utile il volume miscellaneo a cura di Marian Hemar Generał Anders życie i chwała, Londyn 19972.

[7] Come lo stesso Anders spiegò durante il processo davanti al tribunale di Londra nel 1960, la famiglia era di origine mista (tedesca, svedese e ungherese), del tutto polonizzata e insediata da secoli nel territorio polacco. Cfr. E. Berberyusz, Anders spieszony, Londyn 1992, p. 9.

[8] Si è conservata una fotografia di Albert Anders con i quattro figli in uniforme militare e il nipotino Jerzy (figlio di Władysław) con una spada giocattolo e l'elmo dei lancieri, cfr. Generał Anders, a cura di Juliusz L. Englert, Londyn 1981, p. 20. Anders aveva anche una sorella, la primogenita Janina. Cfr. A. Anders-Nowakowska, Mój ojciec generał Anders, Warszawa 2007, p. 10.

[9] Sul colpo di stato del maggio 1926 cfr. in italiano H. Wereszycki, La Polonia tra il 1918 e il 1939, in A. Gieysztor, Storia della Polonia, ed. it. a cura di O. Dallera, Milano 1983, pp. 525-27.

[10] Dopo che il presidente Wojciechowski comunicò la sua decisione di rinunciare all'incarico, Anders, allora colonnello, insieme con il generale Anatol Kędzierski (1880-1964) e il colonnello Gustaw Paszkiewicz restò convinto della necessità di continuare a combattere per difendere l'ordine costituzionale dello stato. Cfr. A. Garlicki, Józef Piłsudski 1867-1935, Warszawa 1990, p. 356. Interessanti ed equilibrate osservazioni sul colpo di stato di Pi_sduski e il periodo del suo governo si leggono in L. Noël, Une ambassade a Varsovie 1935-1939. L'aggression allemande contre la Pologne, Paris, 1946, pp. 29-32.

[11] Cfr. per es. L. Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie (Fragmenty wspomnień), Biblioteka "Kultury", vol. 157, Paryż 1968, p. 169.

[12] Nell'agosto 1941 Anders fu interrogato, fra gli altri, da Lavrentji Beria, capo del KGB e braccio destro di Stalin.

[13] W. Korpalska, Władysław Eugeniusz Sikorski. Biografia polityczna, Wrocław-Warszawa-Kraków-Gdańsk-Łódź 1988, p. 232.

[14] A. Albert, Najnowsza historia Polski 1918-1980, Londyn 1991, p. 356. Inizialmente il generale Sikorski aveva intenzione di conferire l'incarico al generale Stanisław Haller (ibidem).

[15] Su questa decisione influì l'ottima opinione che Sikorski si era fatto di Anders all’epoca del colpo di stato di Piłsudski nel 1926. Cfr. K. Popiel, Genearł Sikorski w mojej pamięci, Londyn 1978, p. 150. Vedi anche Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie, p. 169.

[16] Stalin era ben informato circa questi sentimenti antisovietici che facevano dei soldati polacchi una forza potenzialmente pericolosa, ed è probabile che fu proprio questa consapevolezza uno dei motivi che lo indussero a lasciarli espatriare. Cfr. Popiel, Generał Sikorski, pp. 183-84.

[17] L'esercito tedesco attaccò l'Unione Sovietica la mattina del 22 giugno 1941. In breve il fronte si estese su una linea di circa 3000 chilometri, dal Mar Baltico al Mar Nero, richiedendo quindi un notevolissimo dispiego di forze. Cfr. J. Garliński, Polska w Drugiej Wojnie światowej, Londyn 1983, p. 144.

[18] Anders, preoccupato per la sorte dei numerosi ufficiali polacchi imprigionati a Starobiesk, Ostaškov e Kozielsk, ne affidò le ricerche al maggiore Józef Czapski (1896-1993), che però non giunse a un chiarimento definitivo del problema (Garliński, Polska w Drugiej Wojnie światowej, p. 202). Il comunicato tedesco relativo alla scoperta delle fosse di Katyń fu pubblicato il 12 aprile 1943. Sulla missione di Czapski vedi anche A. Viatteau, Staline assassine la Pologne 1939-1947, Paris, 1999, pp. 136-38.

[19] Vedi per es. Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie, p. 222.

[20] Come nota lo stesso Anders nelle sue memorie, nella tarda serata del 7 luglio 1942 il tenente colonnello Tišckov, dei servizi segreti, gli comunicò la decisione di Stalin di trasferire l'esercito polacco dall'Unione Sovietica in Persia, cfr. Anders, Un'armata in esilio, p. 158.

[21] Cfr. Popiel, Generał Sikorski, pp. 183-84; H. Sarner, Generał Anders i żołnierze II Korpusu Polskiego, Poznań 2002, p. 101.

[22] Sarner, Generał Anders, p103.

[23] Ibidem, p.34.

[24] Tuttavia Churchill era molto interessato al trasferimento dell'armata polacca, che intendeva utilizzare per il presidio di alcune zone in Medio Oriente, insufficientemente controllate dall'esercito britannico. Cfr. Popiel, Generał Sikorski, p. 184.

[25] "Non avevo tempo per interventi e spiegazioni: dovevo salvare la popolazione civile o abbandonarla alla sua sorte. Anche se alcuni uomini fossero morti in Iran, restava il fatto che nella Russia sovietica sarebbero comunque morti tutti molto presto. Assunsi tutte le responsabilità e non annullai i miei ordini e le mie istruzioni" (Anders, Un'armata in esilio, p. 155).

[26] "Il generale Sikorski - scrive Anders - possedeva senza dubbio una forte vocazione politica, aveva doti personali e conosceva benissimo il mondo occidentale, dove era molto stimato dalle maggiori personalità politiche, ma non aveva avuto la possibilità di conoscere direttamente la Russia e quanto stava avvenendo in Unione Sovietica. Non parlava russo e ignorava la perfidia sovietica. Certamente uomini come Kot, Pruszyński e altri gli fornirono un quadro del tutto falso della realtà della situazione. Per questa ragione, nonostante i rapporti di amicizia che mi legavano a lui, fin dal nostro primo incontro affiorò una diversità di valutazione circa la politica sovietica e la posizione della nostra armata in Russia" (Anders, Un'armata in esilio, pp. 129-30).

[27] In base a dati approssimativi si trovavano allora in Unione Sovietica circa 1.250.000 cittadini polacchi deportati dai russi dalle parti orientali dello stato. Fra essi vi erano circa 180.000 prigionieri di guerra catturati nel settembre 1939 e circa 150.000 giovani inquadrati nelle file dell'Armata rossa. Cfr. Garliński, Polska w Drugiej Wojnie światowej, p. 159.

[28] K. Zamorski, Dwa tajne Biura 2 Korpusu, Londyn 1990, p. 9.

[29] Sarner, Generał Anders, p. 105.

[30] Tale l'opinione espressa dalla vedova di Anders nel dicembre 2002, nel corso di un colloquio avuto con chi scrive. Vedi anche Sarner, Generał Anders, p. 106.

[31] "Fu in Palestina che si verificarono le diserzioni in massa dei soldati ebrei, a seguito dell’intensa azione di propaganda promossa dalle organizzazioni ebraiche. Circa mille rimasero al loro posto e successivamente presero parte ai combattimenti" (Anders, Un'armata in esilio, p. 190).

[32] Il governo polacco e lo stesso primo ministro Sikorski appoggiavano l'idea della creazione di uno stato ebraico in Palestina, pur evitando dichiarazioni ufficiali al riguardo per scongiurare eventuali problemi con le autorità inglesi (la Palestina era allora un mandato britannico). Cfr. Sarner, Generał Anders, p. 133.

[33] A. Cała, H. Węgrzynek, G. Zalewska, Historia i kultura Żydów polskich. Słownik, Warszawa 2000, p. 21.

[34] Già molti mesi prima, lo storico Walerian Meysztowicz (1893-1982), in occasione di un incontro a Roma all'hotel "Minerva" nel maggio 1969, aveva constatato l’estrema debolezza di Anders e la gravità dei problemi circolatori causatigli dalle numerose ferite riportate in guerra. Cfr. W. Meysztowicz, To co trwałe. Gawędy o czasach i ludziach, vol. 2, Londyn 1974, p. 153.

[35] La cerimonia fu presieduta dal vescovo Władysław Rubin, segretario generale del sinodo episcopale, anch'egli ex soldato del II Corpo.

[36] Sarner, Generał Anders, pp.27 e 33.

[37] Viatteau, Staline assassine la Pologne 1939-1947, p. 141.

[38] "Lui [Anders] e i suoi uomini erano usciti da un incubo inimmaginabile da parte degli occidentali: venivano da uno stato dell'Europa orientale che due mostruosi tiranni avevano trasformato in un inferno di tormenti e massacri inauditi. Nella loro patria Stalin aveva fatto tutto il male possibile nei venti mesi in cui aveva governato metà del paese, e i nazisti stavano ora dando una dimostrazione indimenticabile dei principi sui quali essi basavano il loro governo dei paesi conquistati. Tutti i polacchi attualmente in Italia avevano sofferto sotto l’uno o l'altro e alcuni sotto entrambi: Hitler e Stalin". Cfr. D. Hapgood, D. Richardson, Montecassino, Milano 2003, pp. 185-86.

[39] Cfr. per es. la testimonianza di Zbigniew Gąsiewicz, Polscy studenci-żołnierze we Włoszech 1945-1947, a cura di Roman Lewicki, Hove, Sussex (UK), 1996, p. 83.

[40] W. Szetelnicki, Lwowianin na drogach świata. Władysław kardynał Rubin, Roma 1985, pp. 69-71.

[41] Mieczysław Rasiej (1924-2007), che studiò al politecnico di Torino, ricorda che per un certo periodo anche dopo la guerra perdurò l'obbligo, per questi ragazzi, di indossare la divisa durante le lezioni, e che ciò risvegliava interesse e curiosità tra i compagni (Polscy studenci-żołnierze we Włoszech 1945-1947, p. 94).

[42] Cfr. Bibliografia wydawnictw szkolnych w Palestynie i we Włoszech 8. V. 1942-7. V. 1946, a cura di Jan Oktawiec, 476 Sekcja Wydawnicza (Dawniejsza Sekcja Wydawnicza 2 Korpusu), Bari 1946, pp. 53. Vedi anche Od Buzłuku do Bolonii. Działalność wydawnicza na szlaku Armii Polskiej na Wschodzie - 2. Korpusu Polskich Sił Zbrojnych 1941-1946. Wystawa pod honorowym patronatem Zofii Hertz - Instytut Literacki w Paryżu czynna w Bibliotece Narodowej od 6 XII 2001 do 30 III 2002 r., Biblioteka Narodowa w Warszawie, Centralna Biblioteka Wojskowa w Warszawie; J. Bielatowicz, Bibliografia druków polskich we Włoszech 1. IX. 1939-1. IX. 1945,  Biblioteka Orła Białago, Rzym 1946.

[43] M. Falski, Elementarz, Urząd Oświaty i Spraw Szkolnych, Nakład Komisji Regulaminowo-Wydawniczej Armii Polskiej na Wschodzie, Jerozolima 1943, pp. 118.

[44] Cfr. per es. J. Dąbrowski, Historia powszechna i polska. Podręcznik dla I klasy wszystkich wydziałów liceów ogólnokształcących, Dział Wydawniczy Delegatury P. C. K. przy 2 Korpusie, Bari 19462.

[45] Per es. Z. Samolewicz, Zwięzła gramatyka języka łacińskiego dla I i II kl. gimn., Jerozolima maj 1943; M. Auerbach i K. Dąbrowski, Disce latine. Podręcznik do nauki dla II klasy gimn, Urząd Oświaty i Spraw Szkolnych, Jerozolima 1943; T. Sinko, Podręcznik do nauki języka łacińskiego dla III klasy gimnazjum ogólnokształcącego, Jerozolima 1943.

[46] A. Raubo, Podręcznik do racjonalnej hodowli kur, Sekcja Wydawnicza 2 Korpusu, Bari 1946.

[47] Su tale opposizione da parte di membri della Curia cfr. J. Gawlina, Wspomnienia, Katowice 2004, pp. 318-19.

[48] Józef Gawlina (1892-1964) partecipò nelle file tedesche in Asia Minore alla prima guerra mondiale. Studiò a Breslavia, dove nel 1921 fu ordinato sacerdote. Nel 1933 fu nominato vescovo titolare di Mariamme e vescovo di campo dell'esercito polacco. Nel dopoguerra si stabilì prima a Londra e poi a Roma, dove fu responsabile della pastorale per l'emigrazione. Nel 1952 fu nominato arcivescovo titolare di Medytus. Morì durante il Concilio Vaticano II e fu sepolto nel cimitero militare di Montecassino.

[49]Fu questo per esempio il caso di padre Jarosław Sarneta (1913-2007), il quale, nominato cappellano prima di aver conseguito la licenza presso il Pontificio Istituto Biblico, ebbe il permesso di restare a Roma e partì per la Gran Bretagna solo dopo il termine del conflitto. Col grado di capitano prestò servizio nell'esercito polacco posto sotto il comando inglese fino all'11 febbraio 1947. Ottenuto il foglio di congedo, rilasciatogli a Londra il 27 novembre 1947, rimase a Liverpool come cappellano fino al 1953. Zobacz J. W. Woś, Zapiski do biografii o. Flawiana Słomińskiego, franciszkanina, kapelana II Korpusu (1917-1987), “XLVII Rocznik Polskiego Towarzystwa Naukowego na Obczyźnie”, a. 2003/2004, p. 74.

[50] J. W. Woś, Padre Flaviano Słomiński francescano conventuale (1917-1987), Trento 20074, p. 12. Vedi anche Woś, Zapiski do biografii o. Flawiana Słomińskiego, franciszkanina, kapelana II Korpusu (1917-1987), pp. 73-74.

[51] Cfr. per es. K. Głuchowski, W polskim Londynie 1947-1970, Londyn 1999, p. 5.

[52] Z. Bohusz-Szyszko, Generał broni Władysław Anders, nel vol. misc. Generał Anders, p. 11. Vale la pena di ricordare qui che Stalin, ben al corrente di questa passione di Anders, gli fece dono nel 1942 di un cavallo perfettamente equipaggiato. Cfr. Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie,  pp. 289-90.

[53] Anders-Nowakowska, Mój ojciec generał Anders, p. 13.

[54] Si sposò due volte: la prima con Bernard Jan Romanowski (†20 agosto 1956), la seconda volta con Andrzej Nowakowski. Cfr. Anders-Nowakowska, Mój ojciec generał Anders, pp. 40 e 169..

[55] Economista, fu ucciso per strada a Ottawa nel 1983 da uno squilibrato. Cfr. Anders-Nowakowska, Mój ojciec generał Anders, pp.8 e 176.

[56] In occasione del matrimonio passò al rito latino.

[57] Su questo personaggio cfr. A. Siomkalo, Naczelny "ogrodnik" ksiądz Włodzimierz Cieński, nel vol. misc. Materiały XXI Sesji Stałej Konferencji Muzeów, Archiwów i Bibliotek Polskich na Zachodzie, 23-26 września 1999, Rzym-Kraków 1999, pp. 295-301.

[58] Ibidem, p. 300.

[59] Durante l'incontro del generale Sikorski con Stalin al Cremlino nel dicembre 1941 fu Anders a fare da interprete. Cfr. O. Terlecki, Generał Sikorski,  Kraków 1981, vol. 1, pp. 411 e 424.

[60] Durante gli incontri con gli alti funzionari del governo inglese, Anders parlava in francese. Cfr. Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie,p. 286.

[61] Berberyusz, Anders spieszony, p. 9.

[62] J. Sakowski, Nasz Generał, nel vol. misc. Generał Anders, p. 108.

[63] Ibidem, p. 109.

[64] Ibidem, p. 108.

[65] Ibidem, p. 109.

[66]K. Sabbat, Przywódca emigracji niepodległościowej, "Orzeł Biały", a. XXX (1970), giugno, nr. 71/1218, p. 3.

[67]Albert, Najnowsza historia Polski 1918-1980, p. 700.

[68] Cfr. K. Iranek-Osmecki, Założyciel Skarbu Narodowego, nel vol. misc. Generał Anders, p. 99.

[69] Tale leggenda cominciò a prendere forma già nell'aprile 1942, quando Anders giunse a Londra. Cfr. Mitkiewicz, Z gen. Sikorskim na Obczyźnie, pp. 268-69.

[70] Cfr. per es. Hapgood, Richardson, Montecassino, dove il ruolo dei polacchi durante la battaglia viene drasticamente ridimensionato.

 

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