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Bronek Pankiewicz

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Bronek Pankiewicz

 

Bronek Pankiewicz nacque il 6 settembre 1908 a Lwòw (Leopoli).

Dopo la firma del patto Molotov - Von Ribbentrop dell’agosto 1939, il primo di settembre, la Germania nazista invase la Polonia e, alcuni giorni dopo, il 17 settembre, anche i sovietici attaccarono da est. Si realizzò così l’ennesima spartizione della Polonia con la deportazione di centinaia di migliaia di polacchi da parte dei tedeschi e dei russi, che decimarono la popolazione con un’opera di sterminio feroce e sistematico. Quando il 21 giugno 1941 i tedeschi attaccarono l’Unione Sovietica, alla luce di questa nuova situazione, Stalin promise di liberare i prigionieri polacchi per dar loro la possibilità di arruolarsi nell’armata polacca che si andava formando. Tra questi prigionieri c’era mio padre. Essi furono trasportati, attraverso inenarrabili difficoltà, prima in Iran e poi in Iraq, dove finalmente giunsero dall’Inghilterra viveri, vestiario ed armamenti, che consentirono di addestrare di nuovo i soldati polacchi. Fu creato così in Medio Oriente il II Corpo d’Armata Polacco, il cui  comandante supremo fu il mitico generale Wladyslaw Anders. Mio padre Bronek faceva parte dei “Fucilieri dei Carpazi”, in qualità di sergente nel 3° Reggimento di artiglieria da campagna. Partecipò alla difesa di Tobruk in Libia e fu decorato con Medaglia di guerra polacca, Croce di Montecassino e con le stelle britanniche: Stella di guerra, Stella d’Italia, Stella di Africa e Medaglia britannica della Difesa.

 Molti membri della  famiglia di mio padre morirono nei campi di concentramento tedeschi e sovietici. Una sua sorella, Elena, riuscì a stabilirsi in Francia ed un’altra, Julia, negli Stati Uniti.

Ogni anno, il 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, vengono giustamente ricordati e onorati i Partigiani e i Militari italiani che hanno combattuto per liberare l’Italia dai Nazisti. Penso che sia doveroso ricordare anche il grande contributo che i soldati polacchi diedero col loro sangue e col loro sacrificio per la Liberazione del nostro Paese. Durante la Campagna d’Italia, infatti, il 2° Corpo d’Armata Polacco si distinse in brillanti operazioni militari come la conquista di Montecassino e le battaglie di Piedimonte, Ancona, Linea Gotica, Faenza e le Liberazione di Bologna. I polacchi combatterono fianco a fianco con le truppe italiane e con diverse unità partigiane, riconfermando il fraterno spirito di amicizia che da secoli univa i nostri due Paesi. Alla fine della guerra, le perdite riportate dal 2° Corpo d’Armata Polacco, nella Campagna d’Italia, assommarono a 2.301 caduti, 8.543 feriti e 535 dispersi. Nel cimitero militare polacco di Montecassino campeggia una scritta su una grande croce : “Per la nostra e vostra libertà – Noi soldati polacchi abbiamo dato la nostra anima a Dio, la nostra vita alla terra italiana, i nostri cuori alla Polonia “.

Dopo gli aspri combattimenti del 1944 e 1945, nel corso dei quali gli eroici soldati polacchi scrissero pagine di sangue  per la causa della libertà d’Italia e d’Europa, lasciando sul campo, come detto, centinaia e centinaia di morti e migliaia di feriti, il reggimento del quale faceva parte mio padre venne mandato a riposare nel Salento. Lui stava ad Alessano.

 Nel Salento i soldati polacchi trascorsero due anni di esilio, coltivando l’impossibile sogno di un ritorno in una Polonia libera e qui svilupparono una sincera fratellanza col popolo salentino.

Il lungo cammino di mio padre Bronek, che egli pensava si concludesse col suo ritorno in una patria libera, in realtà lo condusse, attraverso l’amore per mia madre, che conobbe casualmente nel rione S. Lazzaro a Lecce, durante una libera uscita (venivano da Alessano con i camion militari a passeggiare a Lecce), ad un’altra patria, che ha amato intensamente (adorava il mare del Salento), anche se spesso mi diceva che sognava un giorno di portarmi nelle foreste della Polonia per fare la caccia al cinghiale. Finita la guerra, decise di non tornare in Polonia, dove si era insediato un governo filosovietico. Dei 112.000 soldati del II Corpo d’Armata Polacco, 98.000 decisero di restare esuli in occidente, perché contrari al regime comunista.

Tantissimi ricordi si affastellano nella mia mente. Nelle vacanze estive, lunghissimi bagni nel mare del Salento. Amava tanto il mare e gli piaceva giocare a palla in acqua con noi tre figli. Incredibili Natali, con la Messa di mezzanotte e al ritorno a giocare al suo gioco preferito, la Scala Quaranta. I viaggi estivi e le divertenti chiacchierate sulla terrazza dell’albergo attorno a una buona bottiglia di vino aleatico, che lui offriva, con le amicizie contratte sul posto, essendo lui molto socievole, allegro e portato a fare amicizie. Le passeggiate nel centro di Lecce con i suoi carissmi amici, ex colleghi del 2° Corpo d’Armata, Mario Kozerski ed Enrico Niewiarowski, con i loro discorsi in polacco, dei quali io riuscivo ad afferrare poco o niente.  Quando uscivamo, passando davanti alla nostra Chiesa parrocchiale di San Lazzaro, sempre una breve visita al Signore, con la genuflessione, all’inizio e alla fine, eseguita in modo impeccabile. A differenza di noi italiani che abbozziamo un segno di Croce, che sembra che stiamo cacciando le mosche. E, a proposito di differenze con noi italiani, ricordo che, quando, subito dopo Natale e Pasqua, veniva a Lecce a celebrare una  Santa Messa , Mons. Rubin e, in seguito, Mons. Wesoly e padre Marian Burniak, per i numerosi polacchi qui residenti e le loro famiglie, ero molto colpito dal fatto che cantavano tutti e molto bene. Nelle nostre parrocchie allora, durante la celebrazione delle Messe, cantavano solo le vecchiette, le cosiddette “bizzoche”. E ancora, a proposito di canto, amava molto cantare anche in famiglia, tutti insieme, accompagnato molto bene da mia madre, che studiava canto. Ancora oggi, dopo quasi mezzo secolo, ricordo le parole di Goralu e Jak to wioczur.

Il Signore lo chiamò a sé prematuramente il 23 settembre 1963 con un male incurabile che lo stroncò in poche settimane. Lasciava mia madre, che aveva 38 anni, me che ne avevo 16 e le mie due sorelle, Juliana di 13 e Flavia di 7.

In un articolo dal titolo “Polonia Martire” (pubblicato nel libro “ Salento e Polonia” di Vittorio Zacchino, Edizioni del Grifo – Lecce), mia madre, Anna Ippolito, scrisse nel 1946: “…Anche oggi, nell’ora del trionfo del bene, i Polacchi sono sparsi nel mondo, da lunghissimi anni ormai essi errano per le terre straniere lasciando su ogni strada una stilla di sangue spremuta dall’anima torturata dalla nostalgia. Hanno lottato e sofferto seminando frontiere ignote dei loro morti : anche alla nostra Italia hanno donato il retaggio dei loro caduti. Il mondo continua la corsa nei gorghi di fatue luci per raggiungere impossibili beni e nell’ombra resta una Patria che un solo sogno di bene ebbe da sempre, e fu la gloria del suo Vero Dio. Ci sia caro tendere la mano alla Polonia sorella per ritrovare insieme attraverso le strade del duplice martirio un solo trionfo“.

 

WOJTEK  PANKIEWICZ

 

( Wojtek Pankiewicz è figlio di Bronek. E’ nato a Lecce il 10/05/1947, sposato con Tina De Leo, leccese. Ha tre figli Marianna, avvocato di anni 29, Bronek, avvocato di anni 28, Karol, studente di Giurisprudenza di anni 20. E’ docente di ruolo di Diritto Pubblico dell’Università del Salento. E’ Consigliere del Comune di Lecce dell’UdC – Partito della Nazione.  Ha due sorelle, anch’esse figlie di Bronek, Juliana e Flavia.)